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1984 Nell’era del Grande Fratello di George Orwell // Michael Radford a cura di Simona Vassetti
Orwell aveva stabilito quella data semplicemente invertendo le ultime due cifre dell’anno in cui scrisse il racconto. Quindi non si deve considerarlo una profezia, bensì come un nostro possibile futuro. Tant’è che Erich Fromm scriveva: «Libri come quello di Orwell sono severi moniti, e sarebbe un vero peccato se il lettore si limitasse a vedere pedestremente in 1984 solo una descrizione della barbarie stalinista, e non anche una descrizione della nostra società». Con lo sviluppo delle reti di comunicazione informatiche, i mass media si sono affrettati ad individuare nell’uso delle nuove tecnologie l’occhio del Grande Fratello che vìola la nostra privacy. Ma anche questo dimostra che del monito di Orwell è rimasto ben poco, anzi niente. È importante sottolineare che Orwell non intendeva affermare che la sua antiutopia si sarebbe inevitabilmente realizzata, bensì intendeva esprimere un monito contro gli abusi di potere e le sopraffazioni mentali compiute da certe ideologie. Per raggiungere questo scopo, Orwell, a differenza di Platone, non si limitò ad immaginare una società: la rese viva attraverso gli occhi di Winston e Julia. Orwell, ispirandosi alla Russia stalinista. In tutte le epoche in cui un popolo si è imposto vittoriosamente su un altro, i vincitori si sono considerati una classe superiore, ed hanno cercato di stabilire un ordinamento sociale arrogandosi dei privilegi. Questo punto di vista, sebbene sgradevole, è conforme ad una concezione d’universale buon senso secondo la quale una società deve essere governata dai suoi elementi migliori. Ed è, se non naturale, almeno accettabile che questi governanti si arroghino immancabilmente per prima cosa il diritto di considerarsi come la classe dei “migliori”. La decadenza della classe dominante ed il sopravvento di una classe nuova, sono i due elementi comuni d’ogni mutamento sociale. Ciò che poi darà ad ogni mutamento sociale la sua particolare fisionomia e valore storico, sarà il nuovo criterio con cui saranno considerati e scelti i “migliori”. La società descritta da Orwell, è sottoposta ad un regime oligarchico in cui non esiste critica né lotta politica, e, di fatto, coinvolge gruppi ristretti nell’avvicendarsi al potere. In effetti, Orwell semplifica enormemente l’organizzazione di Oceania (quella degli altri superstati, Eurasia ed Estasia, si suppone analoga) riducendo l’analisi del suo sistema al solo gruppo di membri del Partito.
L’opera di Orwell, viene comunemente presentata come un’antiutopia, in contrapposizione all’utopia di Platone, che però è la stessa cosa. Solo che Platone l’auspicava, e Orwell la temeva: è sorprendente che il termine antiutopia sia usato come rifiuto di un qualcosa che, almeno per come era esaltata da Platone, dovrebbe essere considerata negativa.
Sul Web:
http://www.antoniogramsci.com/angelamolteni/letteratura_orwell.htm un interessante commento dell’opera comprensiva di sinossi. |
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